Ogni anno qualcuno dichiara morta la email. E ogni anno la email chiude con il ROI più alto di tutto il marketing digitale: le analisi di settore più citate (DMA, Litmus) parlano di un ritorno tra i 30 e i 40 euro per euro investito.
Il canale funziona. Il problema è un altro.
La maggior parte delle aziende sceglie il software di email marketing come si sceglieva nel 2015: "prendiamo Mailchimp, lo conoscono tutti". Poi la lista cresce, il listino pure, e si scopre che il software famoso è diventato il più caro della categoria per quello che offre.
Vediamo i 5 che vale la pena confrontare nel 2026, con i prezzi veri e un criterio di scelta onesto.
La risposta in breve (se hai fretta)
| Se sei... | Parti da qui |
|---|---|
| PMI che invia newsletter e qualche automazione | Brevo o MailerLite |
| Azienda che fa nurturing e automazioni serie | ActiveCampaign |
| E-commerce | Klaviyo |
| Vuoi il nome noto e la semplicità | Mailchimp (sapendo cosa paghi) |
La differenza vera non è nelle funzioni dichiarate. È in due punti: come paghi (a contatti o a invii) e quanto sono profonde le automazioni. Tienili a mente mentre leggi.
I 5 software a confronto
Brevo: il default europeo
Francese, GDPR-nativo, e con la scelta di prezzo più sensata per chi parte: paghi gli invii, non i contatti. Puoi avere 100.000 iscritti e pagare solo per le email che mandi davvero.
Punti di forza: prezzo trasparente che non ti punisce se la lista cresce, SMS e WhatsApp integrati, automazioni incluse anche nei piani bassi, server e supporto europei.
Punti deboli: editor e reportistica meno raffinati di ActiveCampaign, marketplace di integrazioni più piccolo.
Per chi ha senso: PMI italiane ed europee che vogliono newsletter, transazionali e automazioni essenziali senza sorprese in fattura. Per molte aziende è semplicemente la scelta razionale.
MailerLite: il minimalista che fa (quasi) tutto
Il segreto meglio custodito della categoria. Interfaccia pulitissima, editor moderno, landing page e form inclusi, automazioni più che sufficienti per la maggior parte degli usi.
Punti di forza: il miglior rapporto semplicità/prezzo del mercato, si impara in un pomeriggio.
Punti deboli: quando le automazioni si fanno complesse (condizioni multiple, scoring, integrazioni profonde) mostra il limite.
Per chi ha senso: piccole aziende, professionisti, content creator. Chi vuole scrivere e inviare, non amministrare un software.
ActiveCampaign: la macchina delle automazioni
Se Brevo e MailerLite sono strumenti di invio con automazioni, ActiveCampaign è una piattaforma di automazione che invia anche email. Flussi visuali con condizioni, attese, split test, lead scoring, CRM di vendita integrato.
Punti di forza: le automazioni più potenti della fascia PMI, deliverability storicamente eccellente, CRM incluso nei piani giusti.
Punti deboli: curva di apprendimento reale, prezzo che sale con i contatti, facile costruire complessità che poi nessuno mantiene.
Per chi ha senso: aziende che fanno lead nurturing sul serio: sequenze diverse per segmenti diversi, scoring, passaggio automatico dei lead caldi alle vendite. Se ti serve questo, i soldi sono ben spesi. Se non ti serve, stai comprando un aereo per andare al supermercato.
Klaviyo: lo standard per e-commerce
Costruito per i negozi online, integrato nativamente con Shopify e WooCommerce. Conosce ordini, carrelli e comportamento di acquisto di ogni contatto, e ci costruisce sopra segmenti e automazioni.
Punti di forza: flussi e-commerce pronti (carrello abbandonato, post-acquisto, winback), segmentazione su dati di acquisto reali, attribuzione dei ricavi per email chiara.
Punti deboli: caro, e fuori dall'e-commerce perde il suo vantaggio.
Per chi ha senso: e-commerce, senza troppi dubbi. Con un fatturato online serio, la differenza la ripaga. Sotto una certa soglia, un Brevo ben configurato copre l'essenziale.
Mailchimp: il nome noto (leggi il listino due volte)
Resta il software più conosciuto, con un editor curato e un ecosistema maturo. Ma la politica prezzi degli ultimi anni lo ha reso difficile da consigliare a occhi chiusi: si paga a contatti, inclusi i disiscritti nei piani storici, e le funzioni migliori stanno nei piani alti.
Punti di forza: semplicità, template, brand riconosciuto, integrazioni ovunque.
Punti deboli: rapporto prezzo/funzioni ormai sfavorevole rispetto a tutti gli altri della lista.
Per chi ha senso: chi lo usa già, con una lista pulita e piccola, e non ha voglia di migrare. Per chi parte da zero nel 2026 è raramente la prima scelta.
I prezzi veri (2026)
Listini indicativi al mese per una lista da 5.000 contatti circa, piani con automazioni. Verifica sul sito del vendor: i listini cambiano spesso.
| Software | Costo indicativo | Modello di prezzo |
|---|---|---|
| MailerLite | ~30-40 € | A contatti |
| Brevo | ~30-60 € | A invii (i contatti sono illimitati) |
| Mailchimp | ~60-100 € | A contatti (attenzione ai disiscritti) |
| ActiveCampaign | ~80-150 € | A contatti |
| Klaviyo | ~100-150 € | A contatti attivi |
Il modello di prezzo pesa più dello sconto: se la tua lista cresce di 1.000 contatti al mese, "a invii" e "a contatti" producono fatture molto diverse dopo un anno.
I costi che non vedi nel listino
- La lista sporca. Pagare per contatti che non aprono da due anni è il costo nascosto numero uno. Prima di migrare o cambiare piano, pulisci: spesso il piano giusto è uno più piccolo.
- La migrazione. Esportare liste, ricostruire automazioni e template, riscaldare il nuovo dominio di invio. Mettici un mese di transizione, non un weekend.
- La deliverability. Il software invia, ma arrivare in inbox dipende da autenticazione (SPF, DKIM, DMARC), reputazione e qualità della lista. Nessun tool la compra: si costruisce.
- Il tempo di chi scrive. Il software è il 20% del risultato. Il resto è strategia, copy e costanza. Il miglior tool con una newsletter improvvisata perde contro un tool medio con un piano editoriale vero.
Gli errori da evitare
- Scegliere per il logo, non per il modello di prezzo. Fatti i conti su come crescerà la lista nei prossimi 12 mesi.
- Comprare automazioni che non userai. Se oggi mandi una newsletter al mese, non ti serve la piattaforma di nurturing: ti serve costanza.
- Ignorare la deliverability. Configura SPF, DKIM e DMARC dal giorno uno. Una email che finisce in spam è una email pagata due volte.
- Non taggare e segmentare da subito. La segmentazione è ciò che separa l'email marketing dallo spam gentile. Inizia semplice: clienti vs non clienti è già metà del lavoro.
- Tenere la lista sporca. Rimuovi (o riattiva con una campagna dedicata) chi non apre da 6 mesi. Migliora deliverability e fattura insieme.
Il verdetto
- Parti da zero, vuoi il rapporto qualità/prezzo: Brevo, con MailerLite come alternativa se la semplicità vale più delle funzioni.
- Fai nurturing sul serio, con segmenti e scoring: ActiveCampaign, mettendo in conto il tempo per impararlo o un partner che lo configuri.
- Hai un e-commerce con numeri veri: Klaviyo.
- Sei su Mailchimp e funziona: restaci, ma rifai i conti al prossimo scatto di listino.
E la regola che vale per tutti: il software giusto è quello che il tuo team userà ogni settimana. Le automazioni non aprono le email: le persone sì.
Servizio correlato: Marketing Automation per strategia, flussi e implementazione, e Newsletter e Content per il piano editoriale e i contenuti. Parlane con noi.
Domande frequenti
Qual è il miglior software di email marketing gratuito? Brevo e MailerLite hanno i piani gratuiti più generosi per iniziare: Brevo limita gli invii giornalieri ma non i contatti, MailerLite offre fino a 1.000 iscritti con automazioni base. Il gratuito di Mailchimp si è ristretto molto negli anni. Per un uso professionale continuativo, il passaggio a un piano a pagamento arriva comunque presto.
Meglio pagare a contatti o a invii? Dipende dal rapporto tra dimensione della lista e frequenza di invio. Lista grande e invii selettivi: meglio a invii (Brevo). Lista contenuta e invii frequenti: il modello a contatti non ti penalizza. Il punto è fare la proiezione a 12 mesi, non guardare il prezzo di oggi.
Come migro da Mailchimp senza perdere iscritti? Esporta liste e segmenti, importali nel nuovo tool, configura SPF, DKIM e DMARC sul tuo dominio e riscalda gli invii aumentando i volumi gradualmente per 2-4 settimane. Le automazioni vanno ricostruite a mano: è anche l'occasione per eliminare quelle che non servivano.
Ha ancora senso la newsletter nel 2026? Sì, ed è il momento migliore da anni: con i social sempre più chiusi e l'AI che riduce il traffico organico, la lista email è uno dei pochi canali di cui sei proprietario. Nessun algoritmo decide se i tuoi iscritti ti leggono.
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