Mailchimp è all'email marketing quello che Kleenex è ai fazzoletti: il nome che dici anche quando intendi la categoria.
Ed è esattamente il problema. La maggior parte delle aziende che incontriamo non ha scelto Mailchimp: l'ha adottato perché era il nome noto, dieci anni fa, quando era gratuito e bastava. Poi la lista è cresciuta, il piano gratuito è evaporato, e oggi pagano per uno strumento che nessuno ha mai rimesso in discussione.
Rimettiamolo in discussione.
La risposta in breve (se hai fretta)
| Se sei... | La scelta da valutare per prima |
|---|---|
| Piccola lista, esigenze semplici, budget zero | MailerLite o Brevo free |
| E-commerce che vive di email + SMS | Klaviyo (o Brevo per budget contenuti) |
| PMI che vuole automazioni serie e CRM leggero | ActiveCampaign o Brevo |
| Ti serve il nome noto, integrazioni ovunque, design curato | Mailchimp, sapendo cosa paghi |
| Vuoi la piattaforma unica marketing + vendite | HubSpot (ne parliamo qui) |
Cosa fa bene Mailchimp
Sarebbe disonesto demolirlo: se è il nome della categoria, un motivo c'è.
- Facilità d'uso: editor tra i migliori, template curati, curva di apprendimento dolce. Chiunque in azienda riesce a mandare una newsletter decorosa.
- Integrazioni ovunque: praticamente ogni piattaforma, form builder ed e-commerce ha il connettore Mailchimp. Per stack complessi è una garanzia.
- Deliverability solida: le email arrivano, che è il minimo sindacale ma non è scontato.
- Ecosistema: landing page, form, qualche automazione, persino campagne social dallo stesso pannello.
Per una newsletter mensile fatta bene e poco altro, funziona e continuerà a funzionare.
Dove fa male (i tre problemi veri)
1. Il prezzo scala sul numero di contatti, in fretta. Il piano gratuito è ormai simbolico (500 contatti, funzioni minime). Superata qualche migliaia di iscritti, il canone mensile cresce a scaglioni, e paghi per tutti i contatti in lista, anche i disiscritti se non li pulisci. Liste da 20-50mila contatti arrivano a canoni da centinaia di euro al mese per funzioni che altrove costano la metà.
2. Le automazioni sono rimaste indietro. I flussi di base ci sono (benvenuto, carrello abbandonato), ma chi ha provato i builder visuali di ActiveCampaign o Klaviyo trova quello di Mailchimp limitato: condizioni povere, segmentazione dinamica macchinosa, niente logiche davvero avanzate senza acrobazie.
3. Paghi il brand. Una parte del prezzo è la notorietà. Legittimo per loro; da valutare per te.
Le alternative, per profilo
- Brevo (ex Sendinblue) → il miglior rapporto qualità/prezzo per PMI: prezzi sul volume di invio (non sui contatti!), automazioni solide, SMS incluso, interfaccia in italiano. Il primo che facciamo provare a chi scappa da Mailchimp.
- ActiveCampaign → automazioni e segmentazione da grandi, a prezzo da PMI. La scelta per chi fa nurturing e lead scoring sul serio.
- MailerLite → semplice, pulito, economico. Per chi vuole newsletter fatte bene senza sovrastruttura.
- Klaviyo → lo standard dell'e-commerce: integrazioni profonde con Shopify, flussi su comportamento d'acquisto, revenue tracking nativo. Costa, e per un e-commerce si ripaga.
Come decidere (il criterio, non il nome)
Tre domande prima di scegliere o restare:
- Quanto pagherai a 2x della lista attuale? Simula il prezzo con il doppio dei contatti: le differenze tra piattaforme esplodono con la crescita.
- Quali automazioni ti servono davvero? Se la risposta è "benvenuto e newsletter", quasi tutto basta. Se è "percorsi su comportamento, scoring, integrazione CRM", la rosa si stringe.
- Chi la userà? La piattaforma migliore è quella che il tuo team usa davvero, tutte le settimane.
E una verità da consulenti: la migrazione fa meno paura di quanto sembri. Liste, template e automazioni si spostano in giorni, non mesi. Restare su uno strumento sbagliato "perché ormai" costa di più, ogni mese.
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